Tutela la tua azienda dai casi di falsa malattia: scopri l’abuso della Legge 104

La Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone diversamente abili è identificata come la fonte normativa di riferimento in tema di permessi lavorativi retribuiti. All’art. 33 disciplina le agevolazioni riconosciute ai lavoratori affetti da disabilità grave e ai familiari che assistono una persona con disabilità grave. L’uso scorretto del permesso per l’assistenza dei familiari, ovvero l’abuso della Legge 104, giustifica il licenziamento per giusta causa in quanto compromette il vincolo fiduciario indispensabile per la prosecuzione del rapporto di lavoro tra dipendente e datore di lavoro.

I permessi retribuiti spettano ai lavoratori dipendenti disabili in situazione di gravità, ma anche al genitore, al coniuge, ai parenti o agli affini entro il secondo grado, a patto che utilizzino questi permessi per assistere il familiare disabile.

Quando l’azienda sospetta l’abuso della Legge 104

Nel caso in cui l’azienda sospetti che il dipendente utilizzi in modo improprio i permessi lavorativi per persone affette da disabilità, può avvalersi di agenzie di investigazione per controllare il lavoratore e verificare se effettivamente utilizzi queste ore per la cura di un familiare che necessita di assistenza o o per la cura personale. Chi utilizza in modo improprio i permessi riconosciuti dalla Legge 104, cioè non li usa per fornire assistenza al familiare portatore di handicap grave o ridotta autonomia, o per cure personali, se è il caso, ma per altri scopi è quindi passibile di licenziamento.

L’articolo 33 della Legge 104 del 5 febbraio 1992, Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, ha introdotto in Italia i permessi retribuiti per assistere un familiare portatore di handicap. La legge è stata successivamente modificata dalla legge n. 53 del 8 marzo 2000, dalla legge n. 183 del 13 maggio 2010 e dal Decreto Legislativo n.119 del 18 luglio 2011.

A chi spettano i permessi della legge ?

I permessi retribuiti della legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone diversamente abili, spettano ai lavoratori dipendenti disabili in situazione di gravità, ma anche al genitore, al coniuge, ai parenti o agli affini entro il secondo grado, in qualità di caregiver, a patto che utilizzino questi permessi per assistere il familiare disabile.

L’agevolazione consiste in 3 giorni di permesso ogni mese per prestare assistenza al familiare con disabilità in stato di gravità.

Come può tutelarsi l’Azienda?

Le aziende possono tutelarsi dal fenomeno di abuso di permessi per assistenza a congiunti con disabilità grave, ricorrendo all’ausilio di agenzie investigative autorizzate e specializzate in questo ambito, come Investigazioni Ombra Srl, leader nelle indagini contro le frodi aziendali.

Lo strumento investigativo è giustificato non solo per l’avvenuta perpetrazione di illeciti e l’esigenza di verificarne il contenuto, ma anche in ragione del solo sospetto che un dipendente abbia compiuto o abbia l’intenzione di compiere illeciti. Secondo lo statuto dei lavoratori i controlli sui lavoratori sono legittimi se si sospetta un danno patrimoniale, e come confermato più volte dalla Corte di Cassazione, le assenze ingiustificate rientrano in questa casistica. Indagini di questo tipo, svolte nel rispetto della privacy, consentono di raccogliere prove certe e inoppugnabili, che possono essere utilizzate dall’azienda per procedere al licenziamento immediato e con giusta causa del dipendente.

La falsa malattia: abuso della Legge 104

Ma i permessi usati grazie alla legge n.104 non sono la sola modalità in cui i dipendenti potrebbero usare in modo scorretto questi diritti. Infatti, un’altra modalità d’abuso permessi è quello della falsa malattia che può portare al licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo del dipendente nel caso in cui il lavoratore abbia comportamenti incompatibili con la malattia o che possano ritardarne la guarigione. In questi casi, infatti, si verifica una violazione dei doveri di fedeltà, buona fede e correttezza inerenti il rapporto di lavoro subordinato ed anche in questo caso viene meno il legame di fiducia intercorrente con il datore di lavoro. Per contrastare il fenomeno della finta malattia, le aziende sono legittimate ad effettuare controlli mediante agenzie di investigazioni. Investigazioni Ombra effettua indagini anche di questo genere garantendo un servizio professionale ai clienti che vogliono accertarsi di non essere soggetti a frodi di questo genere.

Ma come può l’azienda controllare il dipendente?

Il primo tipo di controllo per i dipendenti che richiedono dei giorni di malattia è ovviamente la visita medica domiciliare effettuata attraverso l’INPS, possibile in orari prestabiliti.

L’assenza del dipendente in questi orari, se ingiustificata, ha come conseguenza sanzioni come il mancato pagamento delle giornate di malattia per un massimo di 10 giorni di calendario in caso della prima assenza alla visita di controllo non giustificata; nel caso di una seconda assenza alla visita viene meno il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia mentre si va a perdere il 100% dell’indennità con la terza assenza ingiustificata.

Ma come è possibile sapere cosa il dipendente fa fuori dagli orari prestabiliti per le visite domiciliari e se effettivamente la malattia è reale o è solo un modo per ottenere l’indennità ed impegnare il proprio tempo in altro?

La Corte di Cassazione, proprio per rispondere a questa esigenza da parte del datore di lavoro, ha stabilito che è possibile avvalersi di società di investigazioni con licenza investigativa, al fine di indagare e recuperare prove ed informazioni che possano poi essere utilizzabili in sede giudiziaria quando e nel caso in cui il datore di lavoro avesse intenzione di procedere al licenziamento per giusta causa.

Le indagini di Investigazioni Ombra Srl

Le aziende quindi possono avvalersi di agenzie investigative autorizzate, come Investigazioni Ombra Srl, per accertarsi se il dipendente che è assente dal lavoro per malattia o infortunio sia veramente malato o stia invece svolgendo un’altra attività lavorativa, anche in forma non ufficiale, o stia tenendo comportamenti tali da ritardare la propria guarigione.

Per reperire le prove di una finta malattia l’investigatore privato può pedinare il soggetto e acquisire prove dei comportamenti sospetti durante le attività esterne, per poi fornire un report accurato al datore di lavoro, che solo a quel punto possiede gli elementi per accusare il proprio collaboratore e quindi può procedere alle accuse ufficiali e al licenziamento.

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